La radio che seguo!


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mercoledì 15 febbraio 2012

GRAZIE MARIO MONTI, POSSO SOGNARE ANCHE SENZA SPORT, MIO MALGRADO!


Chi mi conosce lo sa bene, io amo lo sport. Quello che ti fa gareggiare prima, e mangiare tutti assieme poi. Quello che se ti manca una cosa io te la presto, che ogni gara è un'occasione per visitare posti e ritrovare amicizie che si consolidano negli anni. Questo per me è lo sport, per qualcuno magari una visione troppo smielata, ma io vivo gli avvenimenti agonistici dei miei figli proprio così.
Ho vissuto tantissime emozioni anche grazie allo sport quello "grande" quello che va in televisione; io  mi reputo come sempre una persona estremamente fortunata sotto questo punto di vista. Ci sono foto dei miei ragazzi nei siti nazionali dedicati ai loro sport e  negli archivi dei risultati di questi ultimi anni, diciamo poi che  la storia italiana e quella della mia normalissima famiglia del mio mondo piccolino si sono intrecciate diverse volte, voglio ricordarne solo due su tutte: le Olimpiadi di Roma nel 1960 con l'acquisto della prima televisione da parte dei miei genitori (freschi sposi nel 1958) e le Olimpiadi di Torino 2006 con le due figlie più grandi che hanno vissuto l'esperienza di partecipare alla cerimonia inaugurale nel segmento iniziale, quello dei pattinatori!
Avremmo potuto vivere anche l'esperienza di Roma 2020?
Chi ci ha creduto, chi ci ha sperato, chi ha perorato...e in questi giorni nel mio mondo piccolino come mia abitudine ho letto tutto ed il contrario di tutto per elaborare una personalissima opinione, e mio  malgrado, con sommo dispiacere, ho dovuto abbandonare la caramellata  immagine di un'impavida me sessantunenne, sapendo che avrei preso le ferie dal lavoro pur di andare a fare la volontaria per  vivere in prima persona questa splendida emozione sportiva...MA devo dare ragione a Mario Monti e lo faccio con lo stesso spirito con cui, a denti stretti cercavo di far capire ai figli allora  piccoli che noi, alle prese con mutuo di casa e il prestito per il camper, determinate cose non potevamo permettercele, ovvero, si avremmo potuto, ma poi il conto da pagare sarebbe stato salatissimo, meglio sognare di abitare in una casa di nostra proprietà e di guidare un camper tutte le volte che volevamo senza l'impazzimento e la spesa di cercarlo a noleggio, piuttosto che fare voli pindarici sperando sulla buona sorte.
 Io speriamo che me la cavo? Mah...Bisogna fare sempre il passo secondo la gamba e questo è un proverbio che vale per tutti, per noi comuni mortali e per la casta dei politici.
Ci voleva più coraggio a dire di no, in questo caso piuttosto che dire di si; non conosco Monti  se non per quello che leggo sulla stampa, quindi non mi azzardo a dire "mi piace-non mi piace", ammetto la mia prudenza che forse è dettata solo dall'ignoranza di certi meccanismi, però l'ho sentito parlare in inglese e mi è piaciuto assai, e ho apprezzato anche questa fermezza a non firmare un semplice foglio che avrebbe però messo in moto tutto un meccanismo per cui  alla fine della giostra saremmo rimasti a leccarci le ferite e ad indignarci  alla vista di qualche "dossier-olimpiade" dove nel solito,  italico, déjà-vù, venivano snocciolati cifre e sperperi.
Grazie Monti. Meglio volare basso qualche volta. Forse i nostri nipoti ce ne saranno grati.

mercoledì 8 febbraio 2012

PIETA'! Voglio un'insalatina!


E cosi la neve c'è stata. Dappertutto. Costa ed entroterra unite dagli stessi disagi. Scuole chiuse. Uffici aperti circa quasi, ma la neve c'era stata anche l'anno scorso, così più che l'evento raro, arrivato a rallegrare grandi e piccini, ci siamo dati tutti alle polemiche a prescindere.
Due giorni fa al supermercato non c'erano più uova, latte, farina bianca. E non parliamo poi della polenta... sparita dagli scaffali!
Probabilmente avranno fatto in molti come noi; take it easy, siamo andati a lavorare, io a piedi e Claudio stile camel-trophy, fra tratti percorsi a piedi,e poi in treno, anche in bus!
Comunque essendo tutto molto più tranquillo essendo stati annullati molti impegni, per un pò abbiamo buttato via l'orologio e ci siamo dati alla buona cucina. Dopo una settimana, oggi c'e' un timidissimo sole, e non ce la faccio più, davvero a mangiare  ancora legumi e polenta, una piccola, semplice, timida insalatella di stagione, che non abbia il prezzo del tartufo d'Alba, la rimedierò? No anche perchè se i modelli meteo sono giusti, si prevede la replica per il fine settimana...e a parte stare in casa e godersi la famiglia, non ho voglia di sentire ancora  tutte le polemiche soccorsi si, soccorsi no, chi spala i marciapiedi  e tutte le altre amenità dove le belle notizie tipo quella degli studenti universitari di Urbino che si sono dati da fare spontaneamente hanno faticato a trovare un giusto rilievo....
Come sempre, funziona così, d'inverno è freddo, d'estate è caldo, da tanti millissimi anni!!!A chi vogliamo dare la colpa ANCHE di questo?

mercoledì 1 febbraio 2012

PRIMO FEBBRAIO 2012, SCENE DI ORDINARIO CASINO!


"L'UOMO PROPONE E DIO DISPONE" (proverbio)
Non vorrei essere nei panni di quelli di "ilmeteo.it"; le previsioni danno neve, neve a catapetere, ma per il momento, a parte l'imbiancata di ieri sera, stamattina ci siamo svegliati sotto la pioggia. Vorrei proprio sapere per chi ne abbia avuto la possibilità, se ha bevuto il caffè prima o dopo essersi collegato ad internet e leggere che si, pioggia di primo mattino ma neve prevista ,entroterra in primis, dalle 10 circa in poi.
Ma ciononostante poichè siamo polemici fino al midollo, invece di rallegrarci che almeno per una volta preventivamente le scuole sono rimaste chiuse e son tutti pronti con i mezzi spazzaneve, il sale  e quant'altro, siamo tutti lì a brontolare: -" Seeeeehhh, va' che roba! Come si fa stamattina? Dove li lascio i figli? Oh che pataccata, non ci han mica preso".
Metti che non  ci fossero state queste misure preventive, metti che poi a metà mattina arrivava il nevone, non potevi muoverti dal lavoro, i figli li mandavano a casa da scuola, i mezzi si bloccavano per le strade, insomma, tutto il solito copione giù visto negli scorsi anni, saremmo stati lì a dire:
-"Eh ma santa miseria, con tutti 'sti meteorologi, possibile che non ce ne fosse stato uno a dire che arrivava la neve che magari uno si organizzava?" Semmai se proprio voglio cercare il peluzzo nell'uovo,  diciamo che è mancato un coordinamento nelle informazioni; mi immagino la riunione di ieri in prefettura, cosa avranno stabilito e con quali mezzi dare comunicazione, visto che per esempio a mio figlio (Pesaro, Istituto Tecnico Agrario A. Cecchi, grande scuola!) è arrivato in tarda serata un sms che lo avvertiva direttamente, mentre io dopo aver letto l'articolo del quotidiano on line che riportava appunto  "...Tanto che la prefettura ha dato ieri sera l’indicazione di chiusura di tutte le scuole della provincia, comprese Pesaro e Fano"  ho rispedito a letto la pargola delle scuole medie anche se la scuola non dista poi tantissimo a piedi, ma ragionando che i professori arrivano comunque da Pesaro, forse era meglio non andare a rischiare.
Così stamattina siamo usciti io e mio marito. Lui spero sia riuscito a prendere il treno, io come sempre in bicicletta e ho visto una gran confusione. Chi andava a scuola perchè vabbè quello che han detto, però mica nevica, chi faceva scendere il figlio davanti la scuola E POI ANDAVA A PRENDERSI IL CAFFE' AL BAR E A DARE UNA SCORSA AL GIORNALE (salvo poi correre di nuovo a scuola per sapere insomma stamattina cosa intendevano fare) e poi, visto che vivo sul confine e le disposizioni non sono nazionali, c'era chi ha mandato il figlio a scuola in Romagna tenendo a casa quello che andava nelle Marche.... ahi che confusione.
Appunto, l'uomo propone, Dio dispone. Meditiamo gente, meditiamo che domani è il due febbraio e  quale proverbio usavano ripetere in tale giorno i nostri vecchi?

venerdì 27 gennaio 2012

27 gennaio, giornata della memoria

Riflessioni VERE di una mia amica. Le bloggo anche qui, per offrirle, nel mio piccolo, quanta più visibilità possibile.


Ed eccoci qua, come ogni anno. 27 gennaio: giornata della memoria (di Karima Al Zeer)
Ecco, stamattina riflettevo e mi sono immaginata di essere a Gaza, pensavo ai miei suoceri, alle mie cognate e ai miei cognati, nonché a tutta la popolazione palestinese. E mi sono chiesta come reagirebbero se dicessi loro: fermatevi un attimo, fate un minuto di silenzio per le vittime della shoah.

Come potrebbero farlo quando quelle stesse vittime si sono trasformate in carnefici? Come potrebbero quando basterebbe loro guardare la loro casa e trovarvi i segni dei bombardamenti di “piombo fuso”? Quando basta andare a farsi un giro per Gaza e vedere case e zone completamente distrutte. Quando basta sdraiarsi la sera per andare a dormire e sentire il silenzio spaccato dai “zannana”, dicui parlava anche Vittorio Arrigoni, che sorvolano i cieli della città incutendo terrore al solo loro passare.

E ripenso ai bimbi che ho visto lì. Ripenso ai loro visi innocenti. Ripenso a quei due piccoli che rimarranno per sempre impressi nella mia memoria che usciti da scuola, zainetti azzurri dell’ unicef in spalla, si tenevano per mano. Ripenso a questi angioletti che hanno perso padri, madri, fratelli e sorelle. Ripenso che in ogni famiglia palestinese ci sono dei martiri.



Ripenso a “piombo fuso”. Ricordo ancora che quel 27 dicembre 2008 ero al convegno GMI. Mi chiamò mio padre e tutto agitato mi disse “Stanno bombardando Gaza, chiama subito Awad”. Chiamai Awad, mio marito, e lo avvisai. Non riusciva a mettersi in contatto con la sua famiglia, probabilmente avevano tagliato le linee telefoniche. Furono giorni di panico. Non se se qualcuno può immaginare cosa significa avere la propria famiglia chiusa a Gaza, non potersi mettere in contatto con essa e non sapere cosa stia succedendo, non sapere se arriveranno vivi a fine giornata.
Il 31 mattina, verso le 7 ricevemmo una chiamata. ricordo che ci svegliammo di colpo, in quelle situazioni si pensa sempre il peggio. Invece fu una bella notizia: il nipotino di mio marito era nato. Sotto le bombe, ma era nato e stava bene, grazie a Dio. Alhamdulillah.


itornando al giorno della memoria, si chiama così, della memoria, perché dovrebbe servire a ricordare, in modo che queste cose non accadano più. Ma ciò che fa male, è che queste stesse vittime si sono trasformate in carnefici, ed è questo che non riesco ad accettare. Al di là di ciò che è successo, che so benissimo che è stata una cosa orribile.

Forse i primi a dover riflettere dovrebbero essere proprio gli israeliani. Come potete fare le cose orribili che fate, dopo tutte le vittime che ci sono state tra gli ebrei? Come?

Come disse Primo Levi: "Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."

Dovremmo fare che ciò che all’epoca della shoah molti non fecero: avere il coraggio di condannare e dire no, come vorrebbero quei morti nei lager. Avere il coraggio di condannare e dire no a tutte le ingiustizie, le carneficine, le violazioni di diritti umani che avvengono al giorno d’oggi.

Quindi anche per rispetto di questi morti, dobbiamo condannare le brutalità che avvengono. Facciamo sentire le nostri voci, facciamo capire che siamo consapevoli dello scempio che sta avvenendo in Palestina da quasi 64 anni, dei massacri da parte del dittatore assad in Siria nei quali sono morte circa 7000 persone e di tutto lo “schifio” che c’è al mondo.









venerdì 20 gennaio 2012

CHE COSA HO IMPARATO DAL CASO DI ROBERTO STRACCIA E COSA STO IMPARANDO DALLA NAVE CONCORDIA.

Sempre più spesso mi chiedo perchè sono nata con questa enorme curiosità verso il mondo. E perchè tutte le volte che succede qualcosa, scatta in me una molla che mi fa mettere a cercare gli approfondimenti sul fatto del momento che mi ha colpito. Forse è solo colpa della maestra delle elementari che ci stimolava moltissimo a non fermarci alla prima impressione e continuare a leggere, ad ascoltare i notiziari, a cercare tutto e il contrario di tutto per poi crearci un'opinione personale e soprattutto autonoma. (Ricordo ancora la sua voce irritata che ci correggeva la pronuncia ISRA! ISRA e non ISDRAele, come purtroppo sento pronunciare ancora oggi e mi viene l'impulso di correggere chi sbaglia, fosse anche un mio superiore)
'Ccidenti però! Non era meglio avere un cervellino limitato che si ferma al SENTITO DIRE? Sicuramente avrei vissuto calma, placida e tranquilla: ogni tanto uno scossone, poi subito la pronta spiegazione: et voilà L'HAN DETTO IN TELEVISIONE!
A parte la rima, parliamo di cose serie; la vita, il caso, quello che è mi ha portato a vivere di riflesso il caso della scomparsa di Roberto Straccia, intimo amico di un mio conoscente. Ci siamo sentiti spesso su Facebook,  interrogati sul perchè di questa sparizione e come tutti ci siamo sentiti offesi da quel mercimonio televisivo e giornalistico che aveva messo Roberto suo malgrado sotto i riflettori e negli studi televisivi dove esperti e opinionisti analizzavano il suo vissuto. Allora mi son resa conto di una terribile verità: siamo tutti carne da macello.
Alzi la mano chi non ha un antico amore, una multa non pagata, un amico con cui si è litigato, un parente dimenticato, una vecchia situazione non sanata, insomma  una qualsiasi vicenda della propria vita che non è esattamente cristallina. Tutti, direi, io per prima...e tu prova a sparire, dai sparisci! Vedrai come diventi il protagonista di un circo mediatico dove anche il giorno che sacramentavi perchè t'era caduta la chiave per terra diventa oggetto di studio da parte di un  sottobosco che, a vario titolo riempie le trasmissioni pomeridiane strappalacrime e pure quelle di servizio ormai... con il contorno di testimonianze in diretta di gente che a cinquecento chilometri ti ha visto e riconosciuto, mitomani che si vestono come te o personaggi inqualificabili che inondano il web di notizie fuori da ogni logica.
Avendo avuto esperienza diretta  di un conoscente che patì un'amnesia e venne ritrovato mesi dopo in tutt'altra zona, mi sono attaccata  a questa ipotesi, ci ho sperato davvero e quando è arrivata la notizia del tragico epilogo mi sono comunque detta: "Il circo chiude le tende, spero la finiranno". Non avevo calcolato il colpo di coda dei presunti farmaci etc. Ieri, il funerale. Trafiletto, un paio di minuti alla tele, è finita così, ora c'e' da pescare nel torbido di un piatto ricco come il naufragio della nave Concordia. Mamma mia che audience! Tutti  a vedere subito  i filmati dei  primi momenti del disastro (salvo poi dopo segnalazioni e verifiche, scoprire che sono di altri disatri e altre situazioni, ma non è una novità, succede, in quest'epoca di modi-e-fuggi sempre più spesso...).
Se dovessi riassumere in un'immagine quanto succede ogni volta che c'e' da commentare una notizia disatrosa, vedo un gruppo di animali selvaggi che rapidamente fanno a  pezzi una preda mordendola, stritolando sotto le fauci le ossa, sbrindellando la pelle, il tutto con una rapidità incredibile e poi calmi quel tanto che basta fino alla prossima preda.
Nel tempo di un amen, senti la gente che disquisisce di "inchini alle isole" e  come sempre (Orazi e Curiazi docet!) ci dividiamo in fazioni, pro o contro questo o quello.
Non trovando più onestà nel riportare le notizie qualunque esse siano, personalmente  più m'invecchio, più mi rifaccio alla saggezza popolare e qui voglio solo ricordare quei due detti umbri che mio padre tante volte ripeteva "el momento del cojon passa 'ta tutti!" o, molto spesso a cose fatte sostituito da "el vì, ello el cojonello!"
Io da questo mio blog non mi esprimo. Son ben altri coloro che dovranno ricostruire le tessere di un mosaico al momento incompleto e speriamo lo possano fare con serenità di spirito perchè in fondo formarsi un'opione e trovare la verità con tutte queste overdoses  di notizie, penso che avrebbe nauseato anche la mia maestra!

venerdì 6 gennaio 2012

 QUESTA L'HO COPIATA PARI PARI DALLA PAGINA 29 DELL'EDIZIONE ODIERNA DE "IL RESTO DEL CARLINO", MI E' PIACIUTA LA STORIA ma soprattutto mi è piaciuto sapere che non solo solo io a questo mondo a "guaiolare" dietro il piccolo mondo antico, anzi questo lo pagano pure per scrivere del suo passato!


 SCUSA BEFANA, PREFERISCO I RE MAGI  di Andrea Vitali



NELLO SPAZIO AEREO che sta sopra il mio paese la Befana tira dritto. Ingrana la quinta marcia della sua scopa che viaggia con il carburante meno caro al mondo e, guidata dal sensore posizionato nel suo naso adunco, dirige verso luoghi dove è certa di essere attesa e ben accetta. Qui, no. Perché la mia è terra di Re Magi, appendice fedele e intransigente, periferica e finisterra del regno dei Tre Re che appunto, la notte in cui la Befana attraversa il nostro cielo, finiscono tra di noi il loro lungo viaggio e dopo essersi ristorati, cammelli compresi, riprendono il viaggio di ritorno.
Mi dispiace, ma nemmeno poi così tanto se devo essere sincero, per la Befana, per il minimale ruolo che le ho assegnato nel mio immaginario, considerandola sempre cibo accessorio per le suggestioni della fantasia, a volte, spesso anzi, mai consumato, poiché già sazio. Forse, se non avesse avuto quale strumento di viaggio una scopa ma altro, sarebbe andata diversamente: ma si potrà mai incantare un bambino raccontandogli che, onde far riposare la scopa oppure rifornirla di carburante, la Befana se ne gira a piedi, oppure con un rastrello o, che ne so?, uno spazzolone.

MI SPIEGO. Bambino, e secondo tradizione di famiglia, il presepe muschioso veniva preparato con cura l’antivigilia di Natale: più essenziale quello della casa paterna, più articolato, con tanto di colline e laghetti artificiali, quello delle mie zie di campagna che tradizionalmente lo preferivano all’albero. Subito, in quest’ultimo, i Tre Re non comparivano poiché giustamente il loro viaggio era appena cominciato e lontana ancora la meta verso la quale li conduceva la stella. Alla staticità del presepe di casa mia si contrapponeva la variabilità di quello delle zie: un po’ perché io, con i miei fratelli, amavamo spostare gli animali che vi comparivano ( portavamo le pecore al pascolo per esempio oppure le ochette a bere nel laghetto oppure tentavamo di far fare una passeggiata in collina a un pastore che era perennemente addormentato), ma soprattutto perché a un certo punto apparivano i Re Magi. Su tale compito, su come e dove posizionare i Tre Re, non c’erano discussioni: toccava a mia zia Colomba, governatrice della campagna e della stalla, vero ministro delle risorse alimentari per tutti noi. Di giorno in giorno, con cura e calcolo preciso, faceva avanzare i Magi verso la capanna che ospitava il Salvatore, una lenta marcia di avvicinamento alla testa della quale si alternavano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. La mattina del 5 gennaio però sparivano ma nessuno di noi se ne preoccupava: sapevamo infatti che i Tre erano ormai talmente vicini che quella stessa sera avrebbero attraversato le strade del paese, distribuendo doni e lanciando alla folla che li attendeva caramelle. Solo una cosa mi dette pensiero a un certo punto: come mai li vedevo attraversare le vie del paese su bardati cavalli anziché a cavalcioni dei cammelli coi quali avevano navigato il deserto?

LA SPIEGAZIONE fu semplice quanto convincente. Perché anche i cammelli, per quanto resistenti alle fatiche, giungevano alla fine del lungo viaggio stremati e avendo bisogno di riposo e cibo la zia Colomba li ospitava per una notte nella sua stalla, prendendosi cura di loro e restituendoli il giorno seguente in perfetta forma, pronti per il viaggio di ritorno. Il giorno dopo infatti i Re Magi ricomparivano nel presepe, l’oro, l’incenso e la misteriosa mirra deposti ai piedi del Salvatore, i musi dei cammelli già rivolti a oriente a significare tante cose: che le feste erano finite, che riprendeva la scuola, che una stagione di rinascita si preparava per la terra e per chi la calpestava.
Non nego una certa malinconia per quel ritorno alla normalità, ma a quel tempo tutto mi sembrava immutabile, eterno e mi consolavo pensando ai mille presepi che mi aspettavano nel futuro.

IN OGNI CASO, tornando al nocciolo della questione, io non ce la vedo proprio la zia Colomba che mi incanta raccontandomi che la scopa della Befana è stanca e quindi, per una notte, le ha prestato uno dei suoi rastrelli per andare in giro.
Per cui, l’ho detto e lo ripeto, mi dispiace ma neanche tanto per lei, ma la vedo costretta a passare senza che alcuno la noti nel cielo sopra il mio paese anche quest’anno, esattamente come è accaduto nei millenni passati e come accadrà in quelli venturi. Perché questa è terra di Re Magi e di magie che restano, nonostante gli anni e le disillusioni.

martedì 3 gennaio 2012

Non è vero che il tempo lenisce le ferite.....

QUESTA E' UNA POESIA DI UN'AMICA.
LA VOGLIO CONDIVIDERE PERCHE' E' UN BALSAMO PER L'ANIMA


La legge della vita dice

che non ci sei più
ma nei miei pensieri, ancora tu…

Vago fra stanze che non hai veduto,

dove la tua voce non echeggia,
dove non si sente il tuo odore...

 
Tocco le cose che hai toccato

penso alle cose che hai insegnato,

all'amore che hai donato...

 

Rincorro piangendo i ricordi,
li prendo, li stringo tra le mani
li cullo portandoli al petto...


Ti amo, vorrei avertelo detto,

vorrei sentire ancora tra le stanze

la tua voce che chiama il mio nome...
 Quanto vorrei correre,
e dirti senza tedio:

"Dimmi, sono qui"


Di Amal Rosaria Stillante