venerdì 25 settembre 2009

http://www.youtube.com/watch?v=No_c1dSmhTs



http://www.youtube.com/watch?v=No_c1dSmhTs

Guardate questo video.

Ho pianto come un vitello appena l'ho visto perché la musica e le immagini mi han colpito.
L'ho voluto rivedere e ho continuato a piangere perché il testo mi ha straziato il cuore.
Alla terza volta mi son messa a riflettere del perché mi facesse così male e ho capito...soffrivo perché anche se ho fatto APPARENTEMENTE tutto quello che dovevo fare per assistere mio padre, il mio egoismo mi faceva urlare dal profondo del cuore:
"Perché proprio a me? Perché proprio a LUI? Perché tu che eri la colonna della mia vita ora mi guardi con quegli occhi e quasi quasi mi chiedi scusa di stare male?"
E dilaniata dalla sofferenza intensificavo le cure perché mi sentivo in colpa anche solo di PENSARE certe cose.
E gli cambiavo lenzuola e panni, e lo lavavo cercando di scherzarci su, e poi mi dicevo: -"Ma in fondo queste situazioni le ho vissute ANCHE con i miei figli, perché adesso non l'accetto?"
Ma non c'era tempo di pensare, non c'era tempo per piangere...bisognava fare, agire, essere presenti, far ruotare la propria giornata sulle esigenze della SUA giornata; vivere col cellulare in mano e la bici nel sottoscala, pronti per ogni chiamata,pronti a mettere in secondo ordine lavoro e famiglia, ed ogni giorno che riuscivo a tenerlo in vita era una vittoria personale sulla malattia.
Ieri sera, dopo aver visto forse per la quinta, sesta volta di seguito il video su FB, ho realizzato che si è amorevoli verso un figlio perché si sa che CRESCERA', passerà il periodo della dentizione, delle notti-in-bianco-a-ninnarlo,che butterà via il pannolone e diventerà autonomo.
Quando devi assistere un genitore, si ha invece una rabbia incredibile, perché il cammino va a regresso e si passa dall'autonomia al pannolone e se lo butterà, sarà perché se lo è strappato via, la malattia a volte lo porta anche a questo; si passerà dalla minestrina all'omogeneizzato temendo di arrivare alla flebo o peggio ancora alla PEG.
Si soffre, e non si vuole ammettere il perché; in fondo la fine della corsa non sarà la festa dei diciotto anni, ma il mesto cammino dietro ad un feretro, e allora ti attacchi a tutto, perché se il corpo è invalido e la mente no, a volte dopo una notte passata in bianco fra lavatrici, bacinelle, cambio panni, e un sopore che ti coglie a tradimento sulla sedia accanto al letto, ti risvegli sentendoti toccare la mano e gli vedi stampato in faccia un bellissimo sorriso e l'occhi attento, quello "dei vecchi tempi" che ti dà la speranza che non tutto è perduto e allora basta poco per pensare: "-dai, si, ce la faremo, sarà dura ma tornerai a camminare, fosse anche con un ausilio, fosse anche con due ausili"
Ma poi ricadi nella disperazione perché l'ictus è subdolo, e fai due passi avanti nella riabilitazione e tre indietro...e poi, quando tutto finisce, quando scendi dalla giostra, reprimi tutto e vai avanti, ma basta una musica, una sensazione, un odore e ti ritrovi con le lacrime agli occhi.
Però mi sento di ringraziare chi ha messo on line questo video. E' un invito alla pazienza, alla rassegnazione, all'ineluttabilità della vita. Grazie, chiunque tu sia.

Once I was happy.....

Descrivere si può, tradurre è più complesso. Posso descrivere un avvenimento, un paesaggio, usando le parole come pennelli su una tavoloz...