venerdì 1 aprile 2011

Come spiegare ad una figlia il tempo dello shake e quello dei "lenti"!


L'auto è in un certo senso la mia seconda casa, da innumerevoli e spaventevoli anni ormai, non passa giorno che io rientri prima delle 20.30-21.00 (toccando, ai tempi del pattinaggio sincronizzato, anche punte storiche di rientro in garage alle 23.30!)
Va da sè che una delle più fidate compagnie è la radio, stabilmente sintonizzata sulle frequenze di Radio Studio più, Radio Studio più 2, e, se l'ora lo permette, una puntatina anche sulle frequenze Rai per 6-1-0 con Lilo, Greg e Alex Braga.
La Carovana di Paolino e Martin, ci accompagnerà anche nella tomba, ma la mia preferita resta in assoluto "C'era una volta hit parade!" le classifiche negli anni 70, 80 e 90 con i riferimenti agli avvenimenti del periodo preso in esame.

Tradotto in poche parole: entrare ed uscire dalle stanze della memoria,ora con la prima figlia neonata, col libro di prima media se la hit parade ricorda il 1970-'71, passando per le estati in spiaggia e gli inverni in biblioteca, sognando di essere grandi e scoprire poi che diventarlo non è poi 'sto granché!

Ieri sera, appunto,"C'era una volta hit parade!", passava Vincent di Don McLean ed è spuntata la lacrimuccia.
I miei figli ormai non ci fanno più caso, io rido e piango in macchina, mi sfogo delle ansie e dei problemi e ripongo tutto nella musica; con Vincent, rivedo un mondo in bianco e nero, dove le fictions si chiamavano sceneggiati ,i testi delle canzoni non le scaricavi da internet ma le ritagliavi dalle pagine di "Sorrisi&Canzoni" e se volevi divertirti a tradurre dall'inglese all'italiano le canzoni più in voga, scoprivi quanto misero era il tuo bagaglio di inglese scolastico davanti a testi di slang inglese o americano che fosse.
Asciugata la lacrimuccia, ho cercato di comunicare le mie sensazioni alla pargola numero quattro, in fondo quando Don McLean cantava appunto la sigla dello sceneggiato "Lungo il fiume e sull'acqua", io avevo più o meno la sua età. Ma lei oggi è sicuramente meno "invornita" di quel che ero io allora!
Prendiamo la discoteca. Ai tempi miei era amata e demonizzata, ora non lo so, scopro che piace il giusto, molti preferiscono i pubs o i locali col karaoke, perchè ti danno la possibilità di stare in compagnia e farsi anche due chiacchiere senza avere le orecchie bombardate dalla musica a palla.
Noi invece eravamo la prima generazione che è cresciuta in discoteca, mentre quelli più grandi avevano frequentato le balere, magari con la musica dal vivo e l'orchestrina che alternava musica romagnola e balli di gruppo. L'unica cosa che per un brevissimo periodo ci ha tenuto sullo stesso piano era la distribuzione dei "lenti" che per un pò han trovato spazio in entrambi i locali.
Dire Slow Fox fa molto più stile che dire ballo lento, che poi in fondo era solo un riprendere fiato dopo polke e gagliardi valzerotti (per quelli che andavano alla sala da ballo) e per i discotecari amanti di Donna Summer, Gino Soccio, Village People, Gloria Gaynor, che avevano ballato vicini ma "separati", era il momento di abbracciarsi e "riposarsi" dondolandosi sulla stessa mattonella sorreggendosi a vicenda. E' stata un'epopea di cortissima durata, prima c'era quasi una regola, mezz'ora di shake e poi i lenti, ma pian pianino i lenti sono stati "strozzati" da tutta questa effervescenza discotecara e in ogni caso, stavano per essere estromessi anche nelle mitiche festicciole domenicali i "festini" dove qualcuno ci metteva la cantinetta, gli altri portavano qualcosa da mangiare e da bere, i più si portavano dietro i 45 giri o le prime musicassette, quelli in buoni rapporti con i fratelli più grandi si presentavano con l'elleppì degli Earth Wind and Fire ben riposto nella custodia di cartone e nel sacchettino di plastica che proteggeva il disco e si passava il pomeriggio.
Penso che tutti quelli della mia età abbiano vissuto le gioie e i dolori di un party casalingo, dove non capivi perchè dal lunedi al sabato tua madre era quella che ti raccomandava di non scordare la luce accesa nelle stanze perchè la luce costa, e poi tu, da bravo bambino/a obbediente, durante la domenica pomeriggio, in occasione dei lenti, spegnevi la luce per risparmiare e la mamma arrivava come un falco e riaccendeva TUTTO IL LAMPADARIO.
Molto spesso, il peso di un lento ballato con quello che adesso è un grasso signore stempiato, ma allora, da adolescente era l'oggetto del desiderio di mezza classe, te lo portavi dietro anche il lunedì mattina, con la compagna di scuola che non ti parlava più almeno fino a metà settimana, quando si programmava dove organizzare la domenica successiva.
Se un alieno fosse venuto a visitare la terra durante uno di questi pomeriggi disco-caserecci, avrebbe sicuramente riportato una forte impressione dal traumatico segno distintivo che gli invitati, durante i lenti, tentavano di appiopparsi a vicenda sul collo, e anzi c'era anche una specie di conta dei capillari rotti e ben visibili sotto la pelle e c'era anche chi, non riuscendo a fregiarsi di tali segni, tentava di procuraseli da solo almeno sulle braccia...
Tornavi a casa, dopo un pomeriggio fatto di musica, merenda, brancicamenti vari, tentativo di fumare anche una sigaretta, quasi felice di ritrovarti fra le protettive mura della propria cameretta, con i libri da preparare per il giorno dopo, e riprendere il tran tran settimanale. Molte cose, allora sembravano pericolose. ADESSO, quelle paure inteneriscono il cuore!

Once I was happy.....

Descrivere si può, tradurre è più complesso. Posso descrivere un avvenimento, un paesaggio, usando le parole come pennelli su una tavoloz...