venerdì 6 gennaio 2012

 QUESTA L'HO COPIATA PARI PARI DALLA PAGINA 29 DELL'EDIZIONE ODIERNA DE "IL RESTO DEL CARLINO", MI E' PIACIUTA LA STORIA ma soprattutto mi è piaciuto sapere che non solo solo io a questo mondo a "guaiolare" dietro il piccolo mondo antico, anzi questo lo pagano pure per scrivere del suo passato!


 SCUSA BEFANA, PREFERISCO I RE MAGI  di Andrea Vitali



NELLO SPAZIO AEREO che sta sopra il mio paese la Befana tira dritto. Ingrana la quinta marcia della sua scopa che viaggia con il carburante meno caro al mondo e, guidata dal sensore posizionato nel suo naso adunco, dirige verso luoghi dove è certa di essere attesa e ben accetta. Qui, no. Perché la mia è terra di Re Magi, appendice fedele e intransigente, periferica e finisterra del regno dei Tre Re che appunto, la notte in cui la Befana attraversa il nostro cielo, finiscono tra di noi il loro lungo viaggio e dopo essersi ristorati, cammelli compresi, riprendono il viaggio di ritorno.
Mi dispiace, ma nemmeno poi così tanto se devo essere sincero, per la Befana, per il minimale ruolo che le ho assegnato nel mio immaginario, considerandola sempre cibo accessorio per le suggestioni della fantasia, a volte, spesso anzi, mai consumato, poiché già sazio. Forse, se non avesse avuto quale strumento di viaggio una scopa ma altro, sarebbe andata diversamente: ma si potrà mai incantare un bambino raccontandogli che, onde far riposare la scopa oppure rifornirla di carburante, la Befana se ne gira a piedi, oppure con un rastrello o, che ne so?, uno spazzolone.

MI SPIEGO. Bambino, e secondo tradizione di famiglia, il presepe muschioso veniva preparato con cura l’antivigilia di Natale: più essenziale quello della casa paterna, più articolato, con tanto di colline e laghetti artificiali, quello delle mie zie di campagna che tradizionalmente lo preferivano all’albero. Subito, in quest’ultimo, i Tre Re non comparivano poiché giustamente il loro viaggio era appena cominciato e lontana ancora la meta verso la quale li conduceva la stella. Alla staticità del presepe di casa mia si contrapponeva la variabilità di quello delle zie: un po’ perché io, con i miei fratelli, amavamo spostare gli animali che vi comparivano ( portavamo le pecore al pascolo per esempio oppure le ochette a bere nel laghetto oppure tentavamo di far fare una passeggiata in collina a un pastore che era perennemente addormentato), ma soprattutto perché a un certo punto apparivano i Re Magi. Su tale compito, su come e dove posizionare i Tre Re, non c’erano discussioni: toccava a mia zia Colomba, governatrice della campagna e della stalla, vero ministro delle risorse alimentari per tutti noi. Di giorno in giorno, con cura e calcolo preciso, faceva avanzare i Magi verso la capanna che ospitava il Salvatore, una lenta marcia di avvicinamento alla testa della quale si alternavano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. La mattina del 5 gennaio però sparivano ma nessuno di noi se ne preoccupava: sapevamo infatti che i Tre erano ormai talmente vicini che quella stessa sera avrebbero attraversato le strade del paese, distribuendo doni e lanciando alla folla che li attendeva caramelle. Solo una cosa mi dette pensiero a un certo punto: come mai li vedevo attraversare le vie del paese su bardati cavalli anziché a cavalcioni dei cammelli coi quali avevano navigato il deserto?

LA SPIEGAZIONE fu semplice quanto convincente. Perché anche i cammelli, per quanto resistenti alle fatiche, giungevano alla fine del lungo viaggio stremati e avendo bisogno di riposo e cibo la zia Colomba li ospitava per una notte nella sua stalla, prendendosi cura di loro e restituendoli il giorno seguente in perfetta forma, pronti per il viaggio di ritorno. Il giorno dopo infatti i Re Magi ricomparivano nel presepe, l’oro, l’incenso e la misteriosa mirra deposti ai piedi del Salvatore, i musi dei cammelli già rivolti a oriente a significare tante cose: che le feste erano finite, che riprendeva la scuola, che una stagione di rinascita si preparava per la terra e per chi la calpestava.
Non nego una certa malinconia per quel ritorno alla normalità, ma a quel tempo tutto mi sembrava immutabile, eterno e mi consolavo pensando ai mille presepi che mi aspettavano nel futuro.

IN OGNI CASO, tornando al nocciolo della questione, io non ce la vedo proprio la zia Colomba che mi incanta raccontandomi che la scopa della Befana è stanca e quindi, per una notte, le ha prestato uno dei suoi rastrelli per andare in giro.
Per cui, l’ho detto e lo ripeto, mi dispiace ma neanche tanto per lei, ma la vedo costretta a passare senza che alcuno la noti nel cielo sopra il mio paese anche quest’anno, esattamente come è accaduto nei millenni passati e come accadrà in quelli venturi. Perché questa è terra di Re Magi e di magie che restano, nonostante gli anni e le disillusioni.

Once I was happy.....

Descrivere si può, tradurre è più complesso. Posso descrivere un avvenimento, un paesaggio, usando le parole come pennelli su una tavoloz...