venerdì 2 marzo 2012

DUE MARZO MILLENOVECENTONOVANTACINQUE

Eccomi qua: la mia famiglia, i miei interessi, il mio lavoro, le mie gioie, i miei dolori. Diciassette anni fa nasceva il mio terzogenito e questo cappotto che ora indosso con orgoglio io, lo indossava mia madre quando entrò in ospedale di primo mattino a far conoscenza col suo terzo nipote.

Pareva un film: primo marzo ore 20.30, prime avvisaglie del parto. Telefonata ai nonni che arrivano a prendere in consegna le due pargole e partenza per l'ospedale.

E' la terza gravidanza che porto a termine, dovrebbe essere "lavoro di routine" e invece no, mio figlio ha avuto novemesinove di tempo per capire in che razza di gabbia di matti capiterà, quindi intuisce che se vuole arrivare al mondo fra le braccia di entrambi i genitori, deve avere la creanza di nascere quando suo padre è fuori servizio, e così è stato.

Condividere l'emozione della nascita di un figlio in due non è stata esattamente una bella idea (e infatti, alla quarta gravidanza mi sono presentata di nuovo in sala parto da sola). Le cose come in pubblicità a me non son mai riuscite, sia che preparassi un brunch domenicale o che organizzassi una festa a sorpresa, diciamo che sono troppo terra terra, poteva riuscirmi bene un parto con mio marito accanto durante il travaglio? Secondo me, durante quelle ore, Claudio ha avuto tutto il tempo per avere prima l'impressione poi LA CONFERMA di aver sposato l'invasata de "L'esorcista" data la quantità di gentilezze e carinerie che gli ho ampiamente dedicato. Infatti il poveretto si faceva sempre più piccolo dietro la foltissima barba che portava allora, foss'anche un pò intimidito da tutto quel gineceo di infermiere e ostetrica che mi circondava. Alla fine in un barlume di intelligenza, gli ho chiesto di uscire e abbandonarmi al mio destino, e appena fuori lui, io mi sono rilassata e ho fatto nascere mio figlio e un herpes dal labbro superiore alla narice del naso.

Avere in braccio uno gnocchetto tondo e grasso, mamma mia quanto grasso è un'emozione che non mi ha mai stancato, solo che questo era un maschio, e mentre me lo rimiravo così bello e placido mi venivano in mente le idee più balzane: sarei stata una buona mamma per lui? Sarei stata capace di crescerlo? In fondo fino a quel momento avevo avuto due femminucce, con un maschietto sarebbe stato diverso? Come sempre ho ascoltato tutti ed ho fatto di testa mia, niente luoghi comuni tipo concedere più libertà al maschio che puo' e la femmina non puo', qui da me HANNO POTUTO TUTTI, dai pasticciamenti in cucina alle espressioni artistiche e sportive.
 E almeno fino ad ora nonostante gli inevitabili errori ( in famiglia ho scoperto di non essere dio, quindi mi rilasso) ho dato poche regole ma ben precise e poi mi sono messa al loro fianco, incoraggiandoli quando c'era bisogno, frenandoli quando si doveva, facendogli capire la cruda verità, anche quella finanziaria quando c'è stato bisogno.

In cambio ho avuto una camerata di letti incasinata e ingombra come una cabina della terza classe del Titanic, ottimi voti a scuola, belle soddisfazioni nello sport,  ma soprattutto unità della famiglia nei momenti più duri e difficili e poi tanti disegnini nascosti in borsa e maglie sporche di cioccolata. E oggi il mio ex piccolo bonzo ora un alto e allampanato giovanotto si appresta a vivere l'ultimo anno da minorenne. Stamattina avrei voluto per un attimo riaverlo bébé per strapazzarlo di coccole, ma è stato lui che mi ha abbracciato e io che ormai gli arrivo sotto la spalla mi sono sentita felicemente vecchietta e ho cercato conforto nelle parole del mio poeta preferito, Kahlil Gibran: "I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.
Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,
E benché stiano con voi non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,
Perché essi hanno i propri pensieri.
Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,
Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.
Potete sforzarvi d'essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.
Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito,
e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell'Arciere;
Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l'arco che sta saldo."
E queste parole, come sempre, hanno il potere di rincuorarmi. Buon compleanno, figlio mio!





Anniversario. Senza tanto sproloquiare

Ti amo. Cinque lettere che racchiudono 27 anni di vita matrimoniale senza contare gli anni di convivenza. Ti amo. Abbiamo pianto e riso, cr...