venerdì 23 novembre 2012

...I MAYA? SONO QUI GIA' QUI OGGI!

Stamattina sono euforica, anzi di più, sembro un fuoco d'artificio quando sparano la batteria finale, perchè qui di finale si parla, di traslochi e di fine di un'epoca che pur gloriosa si puo' ben archiviare nei ricordi belli, ma  bisogna in ogni caso proseguire. Avete presente quei patetici campioni d'antan o l'enfant prodige diventato un bolso cinquantenne che però continuano a vivere come se il tempo si fosse fermato? Bene qui siamo stati fermi anche troppo;  ebbene si, è suonata la sveglia, son partiti i lavori,  il Palazzo del Turismo non c'e' più, o meglio non sarà più come lo hanno conosciuto generazioni di turisti.  Dopo anni che se ne parlava, finalmente è deciso, restyling totale, dentro e fuori, questa si che è la fine del mondo!
E noi? Noi impiegate andremo per ora a svernare in città, a lavorare per qualche mese nella sede di Pesaro e io sono contenta, contenta, contenta! Non tanto per il discorso Pesaro, perchè lì ci sono già tutti i pomeriggi in qualità di "mamma-taxi", ma perchè dopo anni di privazioni, finalmente andrò a lavorare in un posto caldo d'inverno e fresco d'estate,  dove ci saranno dei bagni che si possono definire tali e che dovrò condividere con un ristretto numero di persone, dove in ogni caso il mare mi resta fedele compagno, a pochi passi dal lavoro e poi, altro non so, ma a me i traslochi mi mettono sempre un grande entusiasmo.
Così mi è stato insegnato nei traslochi familiari a seguito dei trasferimenti di mio padre, mia madre me li ha sempre fatti vivere come un'occasione di bellissimo cambiamento e appena arrivati in un posto nuovo, tende, tappeti e piante per primi, per dare un tocco di familiarità ad un ambiente estraneo e poi via fuori in strada a prendere confidenza con l'ambiente.
Mia mamma è stata brava, ho sempre pensato di avere ereditato da lei questo  vivere in "tranquilla frenesia" un cambiamento, e invece, un pomeriggio durante quello che io non immaginavo proprio sarebbe stato il suo ultimo inverno terreno, mi raccontò davanti a una tazza di caffè d'orzo, che lei da una parte cercava di prendere il lato bello di un nuovo spostamento, dall'altra era terrorizzata, ma mai, dico mai, lo diede a vedere,neanche intuire,  per amore del babbo s'è mandata giù dei magoni per me impensabili; io, fortunella, l'unico magone (che mi ha lasciato un bello strascico e dal quale sono in un certo senso "guarita" solo tre anni fa) fu  il trasloco dalla caserma di Potenza Picena a quella di Gabicce Mare, poi per il resto, entusiasmo allo stato puro.
Si cambia, ci si rinnova, e in più c'è la consapevolezza di poter dare ancora tanto nel lavoro. I  nostri quattro figli siamo riusciti a crescerceli  cercando di preservare la famiglia e le nostre  vite  al di fuori dai rapporti di lavoro. Niente  vite artefatte sotto  ipotetiche campane di vetro, sempre informatissimi sui cambiamenti e le novità, ma tutelati da due genitori che in fondo hanno anteposto la famiglia alle ambizioni, e quando ci fu comunque quel momento in cui con l'ultima figlia piccina ancora al nido, si era prospettato un trasferimento in Ancona, ho fatto di tutto per evitarlo, ma nello stesso tempo (si vis pace para bellum, in un certo senso!) mi ero studiata  come riuscire a far andare a scuola nel giro "materna-elementari -medie" i primi tre  e gli orari dei treni con possibilità di portarmi la più piccola in una scuola dell'infanzia a pochi passi dal palazzo della Regione, visto mai che non ci fosse stato modo di evitarlo, mi ero comunque  preparata.
In fondo io sono così, affronto tutto, ma datemi la possibilità di un piano B, di un piano zeta, ma lasciatemi qualche porta aperta... tanto d'iniziativa mia non scappo!
E cosi credevo questa mattina che due lacrimucce avrebbero appannato le lenti dei miei occhiali e invece no, assolutamente la benchè minima commozione. Quando ritornerò in primavera, non troverò più questo pavimento, questa disposizione di uffici, completamente sparito il salone delle manifestazioni, le vetrine le fioriere. Mi sono impegnata a spremere due lacrime di circostanza, ma proprio non mi vengono, anzi devo distogliere la testa e mettermi in movimento, organizzare gli scatoloni, la fotocopiatrice, tutto quello che ci servirà poi al mio ritorno, perchè oggi, ultimo giorno qui, mi viene su una rabbia, un nervoso, un torrente di cose mai  dette e mai digerite, che è meglio che m'infilo un sorriso di circostanza e via che inscatolo, divido, sistemo, così mi stanco e mi passa, tanto, a questo punto non servirebbe più nulla recriminare!
Ehe, Luisarità va in città!

Once I was happy.....

Descrivere si può, tradurre è più complesso. Posso descrivere un avvenimento, un paesaggio, usando le parole come pennelli su una tavoloz...