martedì 18 febbraio 2014

SPICCIOLE MEMORIE CONDIVISE

Torno sull'argomento. Più siamo villaggio globale,  stretti stretti, core a core, più fioriscono sul web gruppi  che riaffermano un'identità paesana, legata  a confini ben precisi e personaggi conosciuti solo dagli abitanti di quella determinata zona.   Domenica 23 febbraio ci sarà il raduno di quelli del gruppo "Sei di Pesaro se.." che hanno legato questo evento ad un momento di solidarietà. A Cattolica, il gruppo di " Chiacchiere fra Cattolichini" hanno creato anche un bel momento legato alla pulizia di un parco pubblico, insomma complice il momento di crisi, ci si rifugia in un passato sicuro, perchè il presente è incerto, ed il futuro inimmaginabile. Anche io faccio parte di un paio di gruppi.  Di qualche altro gruppo, contattata, ho declinato l'invito perchè non dappertutto ho vissuto, da qualche parte ho solo abitato.
Comunque adesso è così. Dieci anni fa sarebbe stato impensabile,  quel che era trascorso era passato, forse  da molti dimenticato, e invece adesso impazziamo dietro una foto datata 1965,  scrutiamo volti e riconosciamo sorrisi in foto  pubblicate e condivise, ed è una gioia ritrovare la frase mancante, la battuta di quella volta, il ricordo di chi faceva cosa,  ci si sente più forti, più buoni e meno soli.

Per questo non mi trovo d'accordo con questa analisi di  Paolo Sorcinelli docente di Storia Sociale. Articolo pubblicato nella pagina locale de "Il Resto del Carlino";  

«E’ SIGNIFICATIVO di una grande insoddisfazione del presente e di una negazione del futuro. La conseguenza è la ricerca del passato, ma del passato individuale che si manifesta con i ricordi dell’asilo, della maestra, di un luogo o di una persona o personaggio». 
E’ il parere di Paolo Sorcinelli, docente di “Storia Sociale” all’Università di Bologna. Un vero esperto di memoria e comportamenti. Sorcinelli è infatti responsabile del Laboratorio di storia sociale “Memoria del quotidiano” e dirige i progetti “Archivio delle voci” e “Imago Online”. 
«In realtà — prosegue nella sua analisi su questo fenomeno Sei di... se che ha coinvolto anche altre città— non c’è nulla di condiviso è piuttosto una sagra della memoria individuale. Faccio un esempio: non è emerso il ricordo di, chessò, Arnaldo Forlani come politico pesarese di razza. Piuttosto di Ciclon o di qualche altro personaggio che appartiene più squisitamente alla sfera popolare».
Il passato è comunque un comune denominatore...
«Indubbiamente ma rispetto alla mia generazione che correva in avanti, questa mi sembra più rivolta al passato anche perchè, evidentemente, il passato diventa il luogo delle certezze dopo la sparizione del futuro e, negli ultimi tempi, anche e sempre più del presente».
Quindi è solo nostalgia...
«E’ la nostalgia per un passato fatto di certezze e quindi sicurezza, condizione oggi diventata molto rara. Una specie di fuga nell’età mitica. In questo rientra anche il recupero, per almeno una parte del pubblico (a seconda dell’età) del dialetto. Resta però una memoria sostanzialmente individuale e non condivisa».
No, non mi trovo d'accordo, la memoria è individuale ma condivisa, perchè in fondo detto in parole povere "chemmenefregaamme" di ricordare appunto Forlani  (e dico Forlani, perchè citato, povero Arnaldo, non ce l'ho mica con lui  potrebbe essere chiunque altro politico) perchè  adesso come adesso i politici, l'idea del politico, CI IRRITA, ci si drizzano i capelli in testa, meglio ricordare le figure tipiche  strettamente paesane, e se qualcuno magari più giovane, non se lo ricorda, ritrovare  foto e articoli di giornale per  condividerli è semplice, basta uno scanner e una connessione ad internet e a quel punto l'inaugurazione del monumento nella foto in bianco e nero, con  le autorità, la banda, i bambini coi pantaloncini corti  diventa un divertente gioco della memoria, chi eri, cosa sei diventato, sei felice del tuo presente? Un pò di sberle la vita le ha date a tutti, ma se abbiamo modo di ritrovarci in internet, incoraggiarsi, ricordare,  le cose non potranno andare così male. Ho in mano una foto con
quattro persone. Tre non ci  sono più,  la quarta è cresciuta e ha avuto la sua dose di gioie e dolori, ma  ricordare il passato ci aiuta a capire cosa potremmo ancora trovare e ci regaliamo una dose di speranza, forse un pò di  energia per il futuro. Perché questo ricordare il passato spicciolo, TUTTI ASSIEME, ognuno nel suo territorio, clan, tribù, chiamatelo come volete, lo paragono alle parole degli antichi che raccontavano ai giovani, la sera davanti al fuoco quale era l'episodio che aveva fatto nascere quel determinato soprannome, l'origine delle feste e tutta quella sequenza di piccoli e grandi fatti e personaggi che nel corso delle generazioni erano assurti all'onore della leggenda.

SOLO CHE NON LO FACCIAMO PIU' DAVANTI AD UN FUOCO, BENSI' COLLEGATI AL COMPUTER! In fondo, che differenza c'è?

Once I was happy.....

Descrivere si può, tradurre è più complesso. Posso descrivere un avvenimento, un paesaggio, usando le parole come pennelli su una tavoloz...