mercoledì 25 maggio 2016

ALLA RICERCA DEL "MANCO-SO-IO-ESATTAMENTE-COSA"

Giornata campale, quella di ieri. Ogni giorno che arriva, porta sempre delle novità e mi ritrovo ad imparare cose nuove che mi vengono impartite con una grazia, un modo, una delicatezza che mi spinge a fare sempre meglio e a cercare di apprendere quanto più posso e nella maniera più rapida possibile. E la cosa che mi stupisce sempre più è  vedere questi nuovi colleghi che hanno una mole di lavoro indescrivibile, in ogni caso, pur nelle millemila difficoltà, riescono ancora a sorridere, a dirti una parola gentile dopo il buongiorno di rito; io,  nella situazione lavorativa precedente, francamente non ce la facevo più, da tempo le parole educate mi uscivano a fatica, tanto per dire come mi sentivo e mi sento, questa mattina ho preso un giorno di ferie e non dovendo prendere il treno, mi sono attardata in casa. Dopo l'uscita con Max e il primo caffè, ho buttato un occhio distratto all'ora e forse, per riflesso incondizionato ( trent'anni non si cancellano d'un colpo) ho pensato : " Porca zozza, faccio tardi!" e subito mi sono sentita quel groppo in gola, quel senso di nausea al pensiero di dover andare ad aprire l'ufficio, il vecchio ufficio. Poi, per fortuna mi sono ripresa e mi sono data della stupida totale. Oggi è una giornata tutta dedicata agli impegni con le figlie, domani una bella, lunga  giornata nella nuova sede, con un lavoro già improntato da svolgere e chissà quante cose nuove che il mio stupido vieux cerveau dovrà affrontare.
E poi, ieri ho trovato un piccolo paradiso che credo tornerò spesso a visitare, uno spaccato di mondo che credevo dimenticato per sempre, chiaramente riveduto e corretto all'epoca attuale, ma...andiamo con ordine.
I negozietti etnici dove reperire le materie prime per le mia cucina, sono sempre stati la mia passione, e proprio in Ancona, vent'anni fa i primi timidi acquisti fra la paura di acquistare prodotti mal conservati e la voglia di riempirmi il naso di profumi mai dimenticati, bere un aspro tamarindo, mangiare del riso profumato. Dopo tutto questo tempo, ne ho ritrovato solo uno, l'altro non esiste più, uno ha solo prodotti dell'est ( ma anche lì, forse per l'halava e il burek, un paio di giri li farò), poi  giorni fa un negozietto un po' defilato ha attratto la mia attenzione. Ieri, l'apoteosi. A questo punto, le parole non bastano, come faccio a descrivere quella sensazione che si ha quando, scendendo le scale, mi sono ritrovata in pratica dentro una cartolina anni '60? Le finestre con le persiane socchiuse, pochissime auto, bambini che giocavano in strada sotto l'occhio vigile di un paio di mamme, il meccanico che armeggiava anche lui non tanto all'interno, quanto sul marciapiede,  visto che l'auto era  col muso fuori dall'officina. E gli odori, e la musica che usciva da quelle finestre, come ve li descrivo? Entro nel negozietto che avevo puntato e faccio la spesa, chiedo però dove fosse la tahina perchè in quel bazaar ( di nome e di fatto) non la vedevo e il gentilissimo signore mi dice che non ce l'ha, ma che la posso trovare più avanti. Avanti dove, che io ho il treno, mannaggia! E lui, senza battere ciglio, si alza dal suo scranno dove dal mio arrivo  aveva dispensato scontrini, cambia valuta e due strilli sonori ai ragazzini in strada e mi accompagna, eh si mi ACCOMPAGNA  manco cento metri più avanti e mi indica un altro etnic shop simile al suo, perchè l'altro ( orpo, vedi mo' che ce n'è un'altro e non lo avevo notato) vende valige e abiti. ETNICI appunto.
Porto a termine le spese e mi carico le braccia di sacchetti, torno indietro per l'unica strada che (ancora) conosco, risalgo le scale e mi fermo a metà, un po' per riprendere fiato, ma un po' molto per riempirmi gli occhi di sensazioni che abbiamo perso da  tempo ; i miei figli non hanno MAI giocato in strada, non hanno MAI avuto l'opportunità di vivere in una strada piena di negozietti e laboratori, non hanno mai respirato l'odore del legno appena tagliato dal falegname,  studiato col ritmico battere del martello del fabbro, svegliati con l'odore del pane fresco. No, 'spetta, quello si, perchè ce l'ho messa tutta ALMENO QUELLO di lasciarglielo come ricordo, visto che da anni e anni si sono svegliati col profumo del MIO pane fatto in casa appena sfornato;  trema "Mulino Bianco" che io sono stata e sono ancora una concorrente temibile !
Corro  in stazione a prendere il treno con un sorriso a 180 gradi, felice come non so manco io cosa, se per la spesa, se per quel ritrovare  un passato che ho tanto amato, ancora me lo chiedo, con il piatto pieno di dolcini al cardamomo e una tazza di thè bollente.  In fondo c'era tutto : un pizzico di Potenza Picena, un pizzico di Amman, un pizzico di Casablanca. 
Cosa cercavo? Cosa ho trovato? Perchè mi basta così poco adesso per essere in pace con me stessa e col mondo tutto?

Once I was happy.....

Descrivere si può, tradurre è più complesso. Posso descrivere un avvenimento, un paesaggio, usando le parole come pennelli su una tavoloz...